La storia

Il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco sorse per volontà di una congrega laicale che volle erigere la chiesa dedicandola alla Vergine nel ruolo di salvatrice delle anime del Purgatorio.

 Era l’inizio del nuovo secolo quel ‘600 che ha significato per la città tutta l’epoca dell’esasperazione, dei contrasti sociali, della rivolta del pescatore Tommaso Aniello, il celebre Masaniello, dello scoppio di quella peste, che andò ad arrestare una crescita demografica che significò per Napoli l’essere la città più popolosa d’Europa seconda solo a Parigi; ma anche dell’espansione del potere del clero che manifestava il suo prestigio finanziando l’erezione di chiese, cupole e guglie insieme ad una nobiltà che si celebrava con magnifici sepolcri e grandi palazzi che andavano ad occupare i pochi spazi liberi di una città chiusa nel suo sistema murario.

 Un’epoca di forti contrasti, di luci e di ombre che vide la presenza di grandi artisti – da Caravaggio a Fanzago da Mattia Preti a Vaccaro, da Luca Giordano a Solimena – ma anche una schiera di maestri artigiani che intagliavano il legno, lavoravano minuscoli e pregiati pezzetti di marmi e pietre dure per decorare balaustre e altari, lavoravano l’argento creando preziosissime statue luccicanti, mentre mani anonime ricamavano arredi liturgici su stoffe preziose destinati ad arricchire le funzioni religiose.

 Intanto un popolo vociante e disperato, vitale e misero si muoveva per i vicoli bui; un popolo che invocava l’aiuto di santi e madonne e che viveva la morte come una presenza quotidiana; le anime dei morti divennero ben presto intermediari di preghiere e invocazioni.

 I vivi aiutavano con preghiere, messe e cerimonie l’anima del Purgatorio, rimasta in bilico tra le sfere celesti del paradiso e le fiamme roventi dell’inferno. Il culto era stato ampiamente sostenuto dalla chiesa cattolica che identificava in esso un modo per raccogliere offerte ed elargizioni.

 Era diventato obbligo di ogni buon credente preoccuparsi di lasciare un testamento che indicasse la cadenza di messe e preghiere in suffragio del defunto.

 La chiusura del Concilio di Trento, nel 1563 aveva data maggiore forza al ruolo della messa recitata per le anime dei morti che in gran numero andavano ad accalcarsi in quella zona intermedia, in quella area dove viveva ancora la speranza del paradiso: il Purgatorio.

 Spettava ai vivi favorire l’ascesa e assicurare refrigerio dalle fiamme dell’oltretomba; quando l’anima era ormai salva, diventava un vero dovere aiutare coloro che con le loro preghiere l’avevano salvata: si creava una relazione stretta e indissolubile tra l’anima e coloro rimasti a soffrire sulla terra.

E’ in questo contesto che nasce intorno al 1604 la Congrega del Purgatorio ad Arco

 Prende forma l’idea di dedicare una chiesa a colei che non dimentica mai le sofferenze dei suoi figli e di dare ospitalità a tutti quelli che stabilivano con le Anime del Purgatorio un legame destinato a non sciogliersi più.

 Il rapporto di reciproco ausilio ancora oggi non si interrompe mai: le grate che mettono in comunicazione la strada e l’ipogeo consentono alle preghiere di raggiungere in qualsiasi momento le anime del Purgatorio.

 Un pensiero, un fiore, un lumino acceso, sostengono nella dura lotta per il Paradiso le anime pezzentelle accolte nel vasto Ipogeo della chiesa

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