Il Culto

La dimensione purgatoriale è profondamente radicata nell’immaginario collettivo della cultura popolare del meridione.

 In Calabria il simbolismo onirico è fittamente popolato da anime purganti e si ritiene che esse visitino nottetempo la casa dei parenti, per chiedere loro suffragi, insinuandosi nei loro sogni sotto le forme più strane: come carabinieri o mosche, come pecore o vacche.

 In Sicilia, invece, si ritiene di poter conoscere la sorte di un' anima nell'Aldilà: essa è in Purgatorio, se il levante è sgombro di nuvole, non c'è vento e si ode il lamento di un gufo.*

 In Campania il culto del Purgatorio si diffuse agli inizi del 1600, quando la nuova chiesa contro riformata la propose come una delle principali pratiche religiose per stabilire, attraverso i suffragi, un legame liturgico tra vivi e trapassati.

 La città di Napoli è stata, e resta ancor oggi, il centro dell’arcano culto del Purgatorio.

I luoghi di questa devozione sono il Cimitero delle Fontanelle, la chiesa di San Pietro ad Aram e la chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco.

 Le modalità di culto sono diversificate, ma nascono tutte dalla possibilità di stabilire una relazione diretta con l’anima, tramite l’adozione di un teschio, che viene curato, accudito ed ospitato in apposite nicchie.

 L’anima pezzentella ( dal latino petere: chiedere), anima anonima o abbandonata, invoca il refrisco, l’alleviamento della pena, e colui che l’ha adottata, la persona in vita, chiede grazia e assistenza.

Un culto antico, sopravvissuto a guerre e carestie, talmente intenso che nel 1969 il cardinale Ursi vieta perché era oramai troppo diffuso il ricorrere a resti anonimi, piuttosto che ai santi; ma nella chiesa del Purgatorio ad Arco il culto non ha mai perso la sua intensità.

 Ancora oggi i fedeli si rivolgono soprattutto ai più celebri tra i teschi custoditi nell’ipogeo.

Tra tutti, l’anima più amata è la celebre Lucia: il teschio col velo da sposa custodito accanto ad una coppia di teschi che, nell’immaginario popolare, rappresentano i servitori della giovane principessa.

 

 * (Franco Salerno -“Il Mattino”, 23 giugno 1994).

 

 

 



 

 

 

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