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comizi di donne – sound installation di Marco Messina

  • Categoria dell'articolo:Attività

Comizi di Donne. La condizione femminile e l’approccio di Pasolini al Sociale
Opening 8 aprile 2022 ore 19.00

Marco Messina “Nuova Repubblica Napoletana”, site specific sound installation
a cura di Maria Teresa Annarumma
Sound system designer Alberto Gaetti

foto a cura di studio F64

Marco Messina, famoso membro dei 99 Posse e compositore per il teatro e per il cinema, ha una storia segnata dal suo impegno civile fatto di attivismo, protesta e resistenza e che vede, nel lavoro installato presso l’Ipogeo del Complesso Museale Santa Maria del Purgatorio ad Arco, una nuova tappa radicale del suo percorso. Si tratta di un’opera di profondo impatto, così come lo è la storia soppressa di Napoli e dei suoi suoni oggi, tracciando una narrazione, troppo spesso nascosta e perduta sotto i luoghi comuni e le fiction che riducono Napoli ad un racconto
stereotipato. Dai canti popolari fino ad arrivare alle esortazioni di Marx ed Engels, Messina costruisce un’opera che si presenta come un manifesto creato per la nuova Repubblica di Napoli: la repubblica delle donne e delle loro storie, vivide e in cerca di ascolto. Senza cadere nell’enfasi, si tratta di un diario appassionato e feroce, di un amore senza illusioni, si tratta di una costruzione di un suono e di uno spazio, un collage di impressioni ed affermazioni, come un atto di fede. Più che un collage, possiamo definirlo un arazzo per il suo intreccio di disparati fili fatti di storie, canzoni, proteste clamorose, il suono del lavoro ed i frammenti incoerenti di un mondo che costantemente si frantuma. Quest’ opera è un messaggio di Messina alla sua città, alle sue memorie, alle sue speranze ed al presente. Come me, è una persona con una relazione conflittuale con la sua città e con i suoi abitanti ma lui, più di me, crede nell’importanza della protesta, della contestazione e dell’alzare la propria voce. Io come altri, mi domando se sarei capace di fare mio il suo atteggiamento, sempre tentata di lasciare la città, ma osservo affascinata questa sua scelta, pur rimanendo con i miei dubbi.

La nostra storia fino ad oggi
L’installazione “Nuova Repubblica Napoletana” segue ed è in relazione con le prime due parti del progetto “Comizi di Donne” con il quale abbiamo cercato di aprire uno spazio di conoscenza del rapporto di Pasolini con la storia e la società, dalla prospettiva dell’oggi, di un mondo diverso che rende alcune cose più opache, ma che è anche capace di liberare significati che erano chiusi o controllati ai tempi dell’intellettuale friulano. Pasolini è stato il nostro punto di partenza per sviluppare un’attenzione verso le esperienze di vita condivisa e per troppo tempo nascoste.
Ho già descritto questo passaggio durante lo sviluppo del nostro progetto come un percorso per afferrare il cuore, il battito della poetica di Pasolini. Una poetica che lungo tutta la sua vita si è concentrata sulle storie e sulle vite di coloro che sono considerati quasi privi di significato dalla narrazione storica, le persone tagliate fuori dal racconto ufficiale e che, tuttavia, sono coloro che sorreggono il mondo e le vite lungo tutta la storia dell’umanità. Le persone protagoniste di una “Long Durée”, che non sono ricordate per il loro apporto quotidiano, ma che tuttavia sostengono
la “storia profonda”, quella che crea il bene comune attraverso il dipanarsi delle relazioni tra le persone ed il mondo che le circonda. Pasolini credeva che questa “storia profonda”, e ciò che essa creava, stesse scomparendo e, per esprimere questo timore, sviluppò una poetica che utilizzando diversi media (poesia, scrittura, cinema ecc.) superava divisioni politiche e sociali, anche quando si trattò di affrontare conflitti politici duri. Rivolse la sua attenzione verso coloro che erano posti ai margini della società, cosa che, con lo sguardo di oggi, ci mostra come queste persone che descriveva come emarginati, avevano storie non così lontane da noi o dalle vite che conosciamo: proprio questa forza interpretativa rende questa scelta cruciale e ricca di relazioni con l’oggi che cerca risposte.

Infatti, se al tempo di Pasolini l’illusione di un progresso sociale ed economico era stata fortemente incoraggiata dalla politica del dopoguerra, il suo lavoro si sforzava di rompere questa falsa rappresentazione, che rendeva gran parte della società inconsapevole della verità e dei devastanti effetti che questa politica stava realizzando. Un lavoro tutto teso a denunciare questo falso impero che stava affermandosi e che aveva sembianze familiari e rassicuranti, per cercare di sostituirlo con una nuova consapevolezza del mondo che stava cambiando radicalmente e che, allo stesso tempo, abbandonava le speranze di molti che invece ci avevano creduto.
Da questo presupposto, sono arrivata a considerare il lavoro dell’artista friulano, che a volte può apparire anche contraddittorio, non solo come una guida per l’arte socialmente impegnata ma anche come una bussola per orientarmi su possibili modelli sociali o alternative rivoluzionarie a ciò che invece è stato quasi unicamente sostenuto per gli ultimi cinquant’anni: un’impostazione politica che vede il mercato come priorità, il depauperamento degli spazi del comune, la compiacente tolleranza delle inegualità sociali, ma, anche più drammaticamente, il concepire l’individuo come realtà separata dagli spazi comuni e di pensiero condiviso e critico. Persino ora, scrivendo questo testo, sento come necessario l’atteggiamento di Pasolini in questo oggi disorientato.

La sound installation di Marco Messina oltre ad avere una forza narrativa sua, ci aiuta come punto di svolta per il nostro programma, perché ci trasporta dalle considerazioni sui principi del lavoro di Pasolini verso il presente delle donne, le nostre protagoniste, coloro che sono ancora sotto il peso di diseguaglianze sociali, in una società ancora fortemente basata sullo sfruttamento del lavoro femminile e su modelli patriarcali. Una società oppressiva verso le donne, proprio come era oppressiva verso la classe lavoratrice ai tempi di Pasolini. Forse il mondo è cambiato, ma le diseguaglianze sono diventate ancora più evidenti e con una forza acceleratrice feroce, così come ricchezza e potere sono sempre più concentrate nelle mani di pochi, mentre i poveri sono sempre più lasciati alla deriva.
Infatti, il passaggio cruciale di “Comizi di Donne” non riguarda solo la volontà di attualizzare l’impegno sociale di Pasolini, così come il suo appassionato attivismo presente in tutto il suo lavoro, ma è anche il tentativo di trovare all’interno della “grammatica” dell’arte, la cornice in cui realizzare una comprensione contemporanea della sua visione di società attraverso i media artistici, credendo fortemente nella forza rivoluzionaria che l’arte può avere. Per questo motivo, produrre una sound installation, aspira da un lato all’impegno sociale di Pasolini e alla sua
battaglia di consapevolezza e, dall’altro, al nostro presente non meno conflittuale di allora.
Significa realizzare un’esperienza comune e creare uno spazio comune: significa cercare nuovi strumenti per pensare al nostro presente, anche se questo si presenta in maniera confusa.

Soundworks
Guardano alla storia dei soundwork nell’arte contemporanea, se da un lato può ancora considerarsi una scelta radicale, dall’altro possiamo evidenziare due caratteristiche principali che ne hanno caratterizzato il suo sviluppo e che sono di particolare interesse per la nostra ricerca: l’uso del found sound (registrazione di suoni dal mondo reale) e ciò che esso comporta, e la capacità del suono di realizzare architetture alternative dello spazio in cui l’installazione è realizzata.
Un’architettura nel senso di una diversa percezione dei luoghi e della nostra presenza in esso, avendo il suono l’attitudine a sostenere una nuova consapevolezza del luogo che abitiamo, e di amplificare la presenza di noi stessi in esso, soprattutto attraverso la sua condivisone.
La storia moderna del soundwork vede comunemente nel 1913 ed in Luigi Russolo il suo inizio, sebbene un lavoro articolato sul suono oltre la musica possa essere rintracciato anche prima del ventesimo secolo, come nella struttura acustica data ad alcuni edifici religiosi (come nel caso della chiesa del Purgatorio ad Arco) o come nel caso della complessa relazione immaginata fra le diverse forme d’arte dal “gezamptkunstenwerk” nel XIX secolo.
I soundwork dell’era moderna non sono tanto diversi in termini di significato e di scopi. La necessità è sempre quella di aprire lo spazio del suono alle migliaia di possibilità che vengono dal mondo intorno a noi: può essere una combinazione di tradizione e di contemporaneo come nel caso del compositore Halim El Dabh che incominciò le sue ricerche negli anni ’40, o può voler catturare il suono dai paesaggi urbani come nel caso di Max Nehaus che inizia la sua ricerca a partire dagli anni ’60. Comune a tutte queste realtà era sempre la volontà di amplificare ed aprire lo spazio che viviamo al mondo che ci circonda.
Il crollo delle ortodossie interpretative rispetto al suono ed alla sua esperienza nella musica è stato ampiamente esplorato da compositori come John Cage o La Monte Young, fino ad arrivare ai compositori minimalisti giapponesi degli ultimi decenni, ma in entrambe le ipotesi con un atteggiamento altalenante, infrangendo ma anche rispettando i canoni della musica classica e contemporanea.
A ciò va aggiunto lo sviluppo dell’uso del cosiddetto “found sound”, registrazione dei suoni dei fenomeni quotidiani, che ormai è diventato di uso comune persino nella musica commerciale, in maniera ancora più chiara nell’hip hop o nel rap. Mentre il sound found può solo essere una parte del pattern ritmico, esso può anche divenire il mezzo con cui spostare l’attenzione verso il mondo che ci circonda. Si tratta principalmente di uno sforzo di attenzione e di consapevolezza verso una differente percezione del tempo e dei luoghi che permette di creare uno spazio alternativo di riflessione verso nuovi significati nascosti o mai affrontati.
Comunque, mentre c’è una storia di esperimenti con il suono lunga circa cento anni, è interessante notare come solo poco tempo fa ci sia stato un vero e proprio crossover tra i differenti media. Il fatto che ci fosse una separazione netta fra media (musica, arti visive, cinema ecc.) ha fatto si che tante sperimentazioni fossero chiuse all’interno di discipline che fra loro non si conoscevano affatto. Persino all’interno della musica, le sperimentazioni con il suono sono state molte, ma sempre ai margini e, il sound nei musei e nelle gallerie, a parte episodici concerti, è stato per molto tempo percepito solo attraverso i rumori delle macchine delle installazioni come quelli delle sculture di Jean Tinguely o, come un effetto secondario dovuto al diffondersi di video e film all’interno delle mostre. Fino ad oggi è ancora difficile affermare che un curatore affronti il suono all’interno di una mostra, ad eccezione di quando deve risolvere problematiche che a volte si presentano per limitare suoni intrusivi o per contenere quelli dovuti all’interferenza fra proiezioni video vicine.

Credo che i soundworks abbiamo un grosso potenziale: la capacità di trasmettere concetti dalla forma astratta al dato esperienziale in una maniera estremamente diretta, forse anche più direttamente che con la performance art. Infatti essi, attraverso la loro capacità di formare una struttura architettonica nuova attraverso il suono, creano il terreno e danno un tempo nuovo per la riflessione e per lo sviluppo di significati profondi. Hanno il potere di trasformare ogni mostra in uno spazio del comune, un luogo di attenzione condivisa, proprio per la loro capacità di prestare attenzione al mondo che ci circonda e alla loro attitudine a creare connessione fra esso e gli spettatori.
Come già notato, mi sono ispirata in precedenza all’interpretazione che Craigie Horsfield fa di Pasolini e, successivamente, ho messo la ricerca dell’autore fiulano in relazione con Grotowski e in particolare, ho preso in considerazione il lavoro di Horsfield sul concetto di relazione.
E’ stato proprio con i sound works che Horsfield ha iniziato a produrre dagli anni ’70 che si è realizzato questo spostamento interpretativo dalla musica all’arte contemporanea (lavoro a cui si è aggiunto Reinier Reitveld dagli anni ‘90 e dal 2000).
Sono tutti lavori che hanno aperto la strada al potere rivoluzionario del suono, potere che oggi ci aiuta a fare questo passo radicale verso l’ascolto delle voci delle donne.

Marco Messina e la repubblica che viene.
“Nuova Repubblica Napoletana” di Marco Messina è un soundwork multicanale di quattro ore realizzato con found sound, registrazioni di voci di uomini e donne, con composizioni acustiche ed elettroniche. Prende la forma di un complesso intreccio narrativo installato nell’ipogeo del Purgatorio ad Arco che si presenta come un’affermazione appassionata e profetica. Riconosce un sapere – tramandato di generazioni in generazioni attraverso la fede, la costanza, e il credere nel mondo che verrà- che riguarda le anime del purgatorio che attendono di essere elevate in paradiso attraverso la preghiera e, principalmente, attraverso la cura ed il culto delle donne.
Questo crea un importante parallelismo con la storia delle donne che nel corso dei secoli, di generazione in generazione, hanno lottato per essere ascoltate e riconosciute per la loro cura, il loro amore e la loro fede, una realtà che attende di essere percepita in tutta la sua interezza. Il loro riconoscimento in un mondo che non le nega.
Il mondo che sta per venire. Questa è la rivoluzione di cui parla e che auspica l’opera. Lungo le sue quattro ore, essa crea un racconto epico fatto di speranza e sgomento, di gioia e di perdita, di resistenza che spesso fronteggia l’impossibilità. Messina prende il mondo in cui è cresciuto, il mondo in cui vive, il mondo moderno con tutte le sue contraddizioni e plasma una storia che è allo stesso tempo lucida ed appassionata. Una storia che non diventa racconto fantastico o racconto amaro.

L’installazione è costruita dal suono per creare una differente architettura dell’edificio, dei suoi materiali, dello spazio e del senso di presenza dello spettatore. Creare uno spazio nuovo utilizzando risorse del mondo esistente, nuovi significati dalle parole che ci circondano e che usiamo, parole familiari e allo stesso tempo estranee, come se volesse dire” è qui, è stato già immaginato così come lo conosciamo e allo stesso tempo può diventare altro”. I frammenti di suono e di memorie di Messina, il suo collezionarli e la sua vivida percezione del mondo che lo circonda, così come il modo in cui si intrecciano fra loro, tocca profondamente la nostra percezione: sono cose che conosciamo, un mondo di suoni riconoscibili, ma che assumono significati nuovi attraverso il modo in cui l’artista li compone. Naturalmente, questa tessitura di suoni non può risolvere un mondo irrisolto, ma può certamente portare alla luce significati profondi o tralasciati. Quest’opera, nel suo essere, può portarci ad una nuova esperienza di condivisione, una nuova esperienza della città oltre le mura che la contiene, così come può portarci verso le vite dei suoi abitanti, il loro passato come il loro futuro. Un’attenzione verso quello che noi siamo.
La narrazione può trovare la sua forma attraverso il percorso che ognuno di noi come visitatore sceglie di prendere all’interno dell’installazione, ma anche a seconda del modo in cui la ascoltiamo, attraverso la nostra attenzione e i tipi di associazioni e collegamenti che faremo con le nostre esperienze e con i movimenti che il nostro corpo farà mentre segue la storia e lo spazio in cui l’opera si dipana.
Tutto ciò non è casuale, il lavoro sembra creato come in un fervore, un fuoco appassionato e impegnato, l’esternazione di un credere, una politica, di una protesta, l’affermazione di significati che vengono da cose non considerate rilevanti nella vita quotidiana, è un impeto spontaneo che trova sfogo pur covando da tempo, riguarda le vite perdute, le diseguaglianze che non finiscono ma diventano più grandi…E c’è dell’altro.
Nel dettaglio, la struttura formale dell’opera è tenuta insieme dal suono di un gruppo di donne che lavorano il tombolo, donne che condividono un lavoro e mentre lo fanno usano chiacchierare fra loro. Un lavoro intricato, complesso che vede i fili del merletto crescere tra le loro mani. Sulla base di questo fare collettivo e del ritmo ripetitivo del suono del lavoro (lavoro delle donne che è così spesso ripetitivo e ignorato, un lavoro che sostiene la società ma ancora non considerato) sono inserite le loro voci come risposta. Messina disegna progressivamente una tessitura di suoni, di storie, di scorci di frasi ricordate, frammenti di musica. Tutto si unisce per creare un tessuto intricato come è intricato il merletto del tombolo. Ci sono storie intime di vita, scorci di altre storie, racconti da canzoni popolari, narrazioni di luoghi, vita e famiglie, storie di differenti generazioni e del presente messo in discussione. Da tutto ciò si materializza un manifesto e uno proponimento. Dal suono, materia fragile ed effimera, emerge la possibilità di un mondo diverso che attende, proprio nel mezzo di questo presente, usando il materiale del vivere quotidiano, delle vite e della vita trascurate della città, di Napoli.
C’è una bella simmetria: dal vivere quotidiano, dalle cose mondane, dalle cose lasciate ai margini dalla storia (lo stesso mondo che Pasolini combatteva per dargli voce, un mondo che si è andato disgregando per così tanto tempo), Messina crea una forte chiamata all’azione.
“Nuova Repubblica Napoletana” riguarda l’esperienza personale e collettiva di uno spazio dove poter guardare a sé stessi davanti ai problemi storici ed attuali del reale: così come il passato vive insieme al presente a Napoli e nel mondo. Nel mezzo della vita quotidiana, la vita che va oltre le mura del Purgatorio ad Arco, il soundwork da il tempo per una riflessione, per la comprensione, parlando della possibilità di un mondo diverso e di azioni rivoluzionarie oggi, in questo momento drammatico che tutti stiamo vivendo, tempo di pandemia e di una guerra distante. È un lavoro che parla dell’avvento della repubblica, la nuova repubblica napoletana, una repubblica nata dalle donne prima di noi, donne e uomini, una repubblica capace di riconoscere la nostra storia insieme.

Maria Teresa Annarumma

“Nuova Repubblica Napoletana” di Marco Messina è prodotta da “Opera Pia Purgatorio ad Arco O.N.L.U.S.
“Opera Pia Purgatorio ad Arco” O.N.L.U.S. ringrazia l’Ing. Prof. Alberto Gaetti per la generosa collaborazione.